senza titolo

il pensiero è libero, non conclusivo

femminista? amore? la crisi ed il collettivo?

cercare degli appoggi invisibili e curvi nell’aria

colare

eppure essere potenti

cercare i punti del corpo che possono allontanarsi tra di loro

parti appese, che colano, parti tese, che crescono

se entrano in una fase di trance, compulsiva, profonda e spettacolare, che succede? che succede?

 

Sogno di trovare dal dentista, che però è anche posto di danza ed in parte casa in campagna dove  vivo e luogo di teatro e concerti, un piccolo animale che sembra uno scorpione. Invece scopro essere una minuscola rana che comincio subito ad amare. La metto in una vaschetta con un pò di acqua insieme ad un altro piccolo animaletto (un pesce?? forse, ma sono entrambi bidimensionali…). Quasi li trovo morti tutti e due, c’era un sacchetto di plastica nella vaschetta che non avevo visto, sembrano davvero morti soffocati dal sacchetto e l’acqua non c’è più. Riesco a salvarli, sento i cuori riprendere sotto le mie mani quando tolgo il sacchetto e li immergo di nuovo in tanta acqua. Commovente. Adoro questa piccola rana!

 

Se io ad esempio adesso, ora, in questo bar trendy con i tavolini all’aperto pieno di scimmie che bevono il te’, mi sdraiassi all’improvviso a terra in mezzo a loro nello spazio vuoto, ma senza convulsioni e cose simili, no, in maniera semplice, elegante e silenziosa, quasi un’immagine d’altri tempi e chiudessi gli occhi. Anzi, no.

Gli occhi li voglio bene aperti, sgranati, sul cielo.

 

floor work

ho cercato di fare mente locale e ricordarmi da dove sia nato il mio rapporto con il floor work e non sono riuscita ad identificare un momento, un’ esperienza o studio specifico con un maestro unico che io possa intravedere come origine. Penso, per quanto mi riguarda, che l’istinto a lavorare molto col pavimento mi viene principalmente da due condizioni personali, e poi, dopo, in seguito, e’ venuta l’incontro con insegnanti che mi hanno fatto approfondire diverse tecniche di lavoro. Le due condizioni sono prima di tutto il fatto di venire (da bambina e ragazza) da sport diversi e comunque da una vita molto fisica, molto all’aria aperta  molto  maschiaccia insomma, dove sostanzialmente la maggior parte del tempo la passi a terra (cadendo molto: da alberi, da muri da muretti, giocando a calcio e cascando, lottando, correndo etc etc). L’altra e’ di aver passato moltissime ore, per anni, in studio da sola a fare ricerca sul movimento ed il pavimento diventa facilmente un primo  partner a disposizione per sperimentare tutto lo sperimentabile. E per me e’ davvero diventato un partner, non solo fisico, ma con anche un potenziale immaginativo molto forte. Cioe’, ad esempio, a seconda di come immagino la consistenza sulla quale sto lavorando il mio corpo, la mia dinamica, puo’ avere diverse risposte. Il lavoro sul pavimento e’ comunque l’altra faccia del lavoro sul peso; lavorare sul peso studiando le diverse gradazioni di “cedimento” alla gravita’, porta necessariamente arriva al pavimento,al lavoro su e con esso; ma alla gravta’ si puo’ comunque opporre un’infinita’ di gradazioni di resistenza, cosi si arriva ad un altro, diverso lavoro sul pavimento e cosi via.

Prima di arrivare all’SNDO ad Amsterdam  era quindi qualcosa che avevo già’ ampiamente sperimentato, anche grazie ad incontri come quelli con Kirstie Simson, Ornella D’Agostino, Julyen Hamilton ma nell’SNDO ho incontrato diversi maestri con diversi approcci e diciamo che ho cominciato ad analizzare il floor work (anche) come una vera e propria tecnica (mi ricordo ora ovviamente David Zambrano, ma anche Andre’ Gingras e tanti altri).

Al livello di insegnamento ho cominciato a cristalizzare- sempre  relativamente perche’ l’atto del “fissare” non mi appartiene molto- delle proposte e metodi di lavoro negli anni, ma il vero e proprio lavoro di floor work piu’ tecnico, con materiale anche coreografato, mi e’ arrivato da uno spettacolo del 2006-2007, ZOO, in cui avevo creato una parte di coreografia pensando di avere delle lampade che si muovevano sui danzatori costringendoli inesorabilmente ad uno stato quasi larvale, di impossibilita’, come dire, di alzare la testa, di essere pienamente umani, quindi verticali. Da li’ in effetti ho sviluppato una sequenza di movimenti che in parte ancora oggi utilizzo nelle classi o nei riscaldamenti e che attraversano lo spazio dove tutto diventa: peso e pavimento, pavimento e peso. Nello spettacolo, essendo noi costretti a muoverci in quella porzione di spazio molto bassa era per me interessante capire come, attraverso il peso che puo’ vaggiare all’infinito nel corpo come una pallina in un flipper, regalare una forte articolazione e ricchezza e anche musicalita’  al  movimento che altrimenti sarebbe stato solo…strisciare.

Per anni quello che mi ha veramente interessato e’ stato come utilizzare il pavimento come partner che interagisce-sostiene-rimbalza etc ed ho spesso, non solo ma spesso, lavorato con un tipo di peso piuttosto rilasciato, disponibile, molto aperto ad essere “mosso” dal pavimento.

Continuo questo lavoro ma aggiungo altri livelli piu’ di recente. Livelli anche meno organici, piu’ di forza o molto piu’ di ricerca sugli anelli che congiungono il fuori e dentro dal pavimento, su e giu’ e anche molto livelli medi. Il lavorare di piu’ sullo squilibrio che non arrivi mai al suo punto finale, ma che possa far viaggiare in un costante nuovo squilibrio la dinamica.

Penso che un danzatore contemporaneo non possa non avere approcciato nella sua formazione un buon lavoro di floor work insieme ad altre tecniche. Credo che sia cio’ che contribuisce a rendere il movimento fluido, potente, animale, attivo e passivo allo stesso tempo (proprio perche’ il danzatore ha un partner concreto e quindi ha la libertà di non doversi assumere costantemente il carico muscolare di ogni movimento). E’ eventualmente acrobatico, e spesso anche ricco, espressivo.

The Language of the Spirits, 2014/2015

The Language of the Spirits is a physical and inner work that challenges all senses: physical possibilities, sensations and imagination of the performer. We work on listening to the own musicality, opening all senses to use and record actively while moving, exploring the inner imagination, images and (different, contradictionary, multiple) characters that appear, opening up for ‘ridiculousness’ challenging the own physicality with ‘impossible tasks’ and the (a specific ) use of the weight of the body which we call liquid traveling through the body. In this work we don’t waste any movement or impulse and we use and recognize everything that comes to us by letting it emerge.

With the “Language of the spirits” we hope to have detected an instrument which conjugates the precision of attention and the execution with the faculty to reach the deep levels of the subconscious. The result of this practice engenders an imagination which puts in crisis the usual perception of preconceived categories: beautiful, ugly, harmonious, grotesque, returning to the body a sort of pre-cultural expressiveness.

It is a powerful tool. It is self-explanatory and this physical (original?) tool it shows aspects of body-spirit that are normally hidden and not shown, also not on stage. The work reveals the covered aspects of a person by accepting and showing the complexity of it including the unpleasant and ugly ones: doubting, judging, enjoying, suffering, questioning. This is why we consider it a politic of aesthetic.

We search for constructing a visceral communication, where the images created by the bodies, both still and in movement, can reveal under covered aspects and different layers of humanity.

(practiced & written with the group “Christ….Fuck!”. Gabriella Maiorino, Julia Berrocal, Kim Hoogterp, Stefano Taiuti, Alma Lindenhovius, Chris De Feyter.  2014)

excerpt from Supernova rehearsals, 2012

The feet are a sort of open passage for the whole body; you constantly feel the push even from a microscopical part of it. Every surface is a new point of departure: unexpected, tilted, unchosen.When you come from a jump the landing is already the departure for an other movement. This gives a sense of transformation of the environment through the possibility of seeing the body in constant shift and out of balance. There is No base, no home. But Constant Out of Balance.

People are used to take the responsibility of what they do. So, when they “want” to interrupt a movement”, you can clearly see their mind that says: now I’m gonna interrupt it. In the dynamic, this is gonna slow down the action and it will probably  kill the physicality of it. It is not easy to find back the feeling or the mental process of  you  as a kid playing in which you don’t consider taking the responsibility as something so relevant for the game itself. You need to find that instinct back.

I’m interested understanding the mental processes which bring to do things. Taking risk, intelligence, sophistication, roughness, depth or lightness. How do you arrive till there? which is the ingredients and how they are mixed together?

Being a witch, completely punk. Not giving a shit at all to be looked at.

It is important to look for the difficult situation. You have to find back some specific emotions that probably don’t exist in you now. Which are the ways you can use to re-find it? It helps me to put myself in difficult situations; cause this force you to access to different places inside you. It is like you can have a friend inside you that, in order to help you, becomes your enemy and challenges you to a fight, a duel.You have to wake up from a situation of blurriness

the work on the look it is fundamental, it could be the only tool we have in dancing. It is a metaphor of all the work we did. In it you read intentions but also you can misunderstand the intentions or you can be fucked in your intentions. It is the nest of any connection, line of tension, space for informations, right or wrong, to travel.

Often in dance there is no look or the look become suddenly tensed like over psychological when you charge it with a specific intention. I think  you can treat it as any liquid: it can transform in anything (in any moment), but also just be there, sensitive.

Because you bring around your face, you are also a person, when you dance.